EXPOAID2026

TUTTI PER TUTTI: Ecco il nostro Oratorio

Non vogliamo fare sconti alla responsabilità di qualificazione e specializzazione che oggi più che mai emerge come bisogno di risposta alla diversabilità,

ma il nostro TUTTIxTUTTI vuole essere titolo di una scelta ben precisa che è quella di non essere piantagione, comunque forse necessaria a volte per situazioni particolari e determinate.

Noi

non vogliamo essere piantagione efficiente, ma  con una immagine poetica si potrebbe dire che vogliamo essere

fiori di campo di una grande e distesa collina…

Noi, però, preferiamo l’immagine dell’ORATORIO come ORTO SOTTO Casa!!!


All’occhio non si presenta proprio tanto bello… sembra un po’ confusionario, tra insalata, rughetta, prezzemolo, basilico, finocchio, carote, piante di limoni, di arance… e poi che fai un bel gelso al centro non ce lo metti?! un po’ di vigna, un po’ di ulivi… e pure qualche fiore e qualche profumo… di tutto un po’!

Ecco il nostro sogno è che ogni realtà cittadina possa avere quest’orto di quartiere un po’  confusionario al centro della vita comune, dove però trovi di tutto e trovi anche i segni dell’ultimo arrivato dall’Africa o dal Pakistan, dall’America Latina o dalle Filippine…
con questo stile anche un cactus trova posto e senso nell’orto di quartiere, che è l’Oratorio.

E se arriva qualche specie predatrice c’è il responsabile dell’oratorio che interviene perché ci sia sempre tutto per tutti senza nessuno che prevalga, pur mantenendo sempre i ragazzi al centro!

per realizzare il nostro oratorio sono necessari questi 5 ingredienti:

I cinque ingredienti dell’inclusione

La bellezza del nostro Oratorio consiste nel presentarsi come un vero e proprio grande Villaggio che ha al cuore i ragazzi senza però escludere i grandi, le famiglie, gli anziani ed i più piccolissimi, che trova nella Chiesa, nel cortile, nei campi da gioco per il calcio, la pallavolo, il Basket ed il padel, nella spiaggia, nelle sale, nell’auditorium e negli spogliatoi, nella Casa Famiglia il Villaggio e nella Casa di accoglienza Sorriso di don Bosco, nell’orto e nella piccola fattoria didattica, nella sagrestia, nelle cucine e nei corridoi stessi, tante stanze collegate di un’unica grande casa. Siamo veramente orgogliosi quando vediamo gli sguardi luminosi di coloro che conoscono la vita del nostro oratorio. Poi la consapevolezza della nostra preziosità si colora di gioia quando ci chiedono quale sia il segreto della nostra esperienza di inclusione: non parliamo di progetti, regolamenti o metodologie, ma raccontiamo delle persone, delle relazioni; raccontiamo una comunità che negli anni è cresciuta grazie a semplici incontri che ci hanno cambiato e fatti crescere permettendoci di vivere ed abbracciare la vita che fluiva dinanzi a noi. La vera soddisfazione è però veder diffondersi e ripetersi la stessa realtà del nostro oratorio. Per questo abbiamo individuato i cinque ingredienti semplici ma essenziali, che corrispondono ai linguaggi dell’amore, che possono permettere a chiunque di gioire della nostra stessa vita. L’Oratorio per noi è semplicemente esserci, e siamo convinti che chiunque abbiamo voglia di esserci nella vita, non solo dei nostri ragazzi più piccoli, ma dell’intera comunità che nei ragazzi ha il suo cuore, deve solo provare a vivere e far interagire questi 5 elementi dell’amore: Momenti Speciali, Doni, Gesti di Servizio, Contatto Fisico e Parole. Allora diventiamo veramente TUTTIxTUTTI, non solo tra di noi, ma anche con chi abbiamo incontrato oppure anche solo incrociato in un EXPO.

1. MOMENTI SPECIALI, il tempo di qualità: Nessuno si include da solo

Il primo ingrediente è il tempo: le giornate passate insieme, le gite, i viaggi, le attività sono momenti piccoli ma preziosi in cui smettiamo di essere gruppi diversi e diventiamo un’unica famiglia. Pensiamo ai giorni vissuti insieme al campo nazionale di Bergamo e di Bellaria, ai campi scuola, alle uscite, alle giornate di famiglia, alle esperienze condivise. È lì che nasce il senso di appartenenza. L’inclusione non si insegna, si vive.

2. GESTI DI SERVIZIO, il muovermi per te: Ognuno può fare la sua parte

Il secondo ingrediente è il servizio, nel nostro oratorio nessuno è soltanto destinatario di attenzioni.

Tutti possono e devono contribuire: C’è chi serve al bar, chi prepara gli spazi, chi sistema una stanza, chi accoglie in un luogo pulito, chi prepara e sostiene un momento di festa.
Ognuno secondo le proprie possibilità. Abbiamo scoperto che le persone non si sentono veramente parte di una comunità quando ricevono soltanto. Si sentono parte quando possono servire e così donare qualcosa di sé, magari preparando una bella merenda che prepari una magnifica aperi-cena.

3. CONTATTO FISICO, il camminare accanto: La vicinanza è vera se i gomiti si toccano.

Non servono grandi discorsi, a volte basta esserci, stare accanto, condividere una passeggiata, tenersi per mano, aspettare il passo dell’altro per corrergli incontro e portarlo in braccio, se ci riesci. L’inclusione nasce quando qualcuno non viene lasciato indietro. È la bellezza delle amicizie vere che nascono spontaneamente e che diventano il volto più autentico della comunità con un abbraccio, una pacca sulle spalle ed un semplice battere il 5 per poi stringersi a sé.

4. I DONI, il preparare qualcosa di speciale per te: Scoprire che la relazione rende preziose le cose.

Il quarto ingrediente è il dono. Parliamo proprio dei regali materiali attraverso cui ognuno dona qualcosa di sé. Un allestimento, un ricordino, un dono preparato per arricchire la liturgia o ricordare un compleanno… Pensiamo alle feste organizzate insieme, alle iniziative sostenute dai ragazzi, alla partecipazione alla festa dell’AIPD. Ogni persona porta qualcosa che rende più bella la comunità anche visivamente. L’inclusione nasce quando lasciamo un segno che esprima esteriormente la nostra relazione.

5. PAROLE D’AMORE, il dare voce alla relazione: L’amore è pronunciare veramente il nome dell’altro.

L’ultimo ingrediente è quello su cui stiamo cercando di investire sempre di più: Le parole. L’inclusione ha bisogno di ascolto e di parole, nei tempi che richiede per formularsi e a pronunciarsi. Creare occasioni in cui tutti possano parlare di sé: raccontarsi, esprimere emozioni, raccontare sogni, desideri e fragilità, essere ascoltati. Per troppo tempo abbiamo pensato che l’inclusione significasse principalmente fare attività insieme. Oggi sappiamo che significa anche dare voce alle persone, perché quando una persona prende la parola e qualcuno la ascolta davvero, accade qualcosa di straordinario: si sente parte.

Questi cinque linguaggi dell’amore sono per noi cinque modi concreti con cui ogni giorno realizzare attorno a noi uno spazio ed un tempo speciale, quello dell’Oratorio: siamo convinti che questo sia il luogo giusto e privilegiato per andare ben oltre l’inclusione.

Speriamo di avervi fatto venire voglia di creare l’Oratorio attorno a voi: provare per credere! Così ciascuno potrà dire: “Qui con te, sono a casa: proprio come voleva don Bosco.”

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